Intervista a Stefania Bartolami

Head of Hr Italy EISAI

Stefania Bartolami, Head of HR Italy di EISAI, socia GIDP da anni, membro del tavolo Diversity, Inclusion e CSR, raccontaci di te e del tuo percorso fino a diventare HR Director di EISAI

Dopo il diploma in Perito Aziendale, ho capito che la parte umanistica che c’era in me era quella che dovevo sfruttare al meglio. Tutte le mie amiche mi dicevano: come sai ascoltarci e capirci tu, non è cosa da poco. Quindi mi sono iscritta a Scienze dell’Educazione, ma ho deciso che l’insegnamento non faceva per me, così mi sono buttata nell’area aziendale, Risorse Umane, che all’inizio per me era un mondo completamente nuovo e ho fatto tanta gavetta. Ho sempre lavorato anche durante l’università, ho sempre cercato di essere autonoma e soprattutto di essere capace di badare a me stessa e portare avanti i miei obiettivi e questo mi ha aiutato tanto quando sono entrata nel mondo del lavoro come HR a gestire non solo i miei problemi, ma anche quelli che mi trovavo davanti a livello aziendale. Quindi, al di là di qualche esperienza in società più piccole, sono approdata, nel 1999 in una start up (all’epoca c’era questo mondo della tecnologia che stava nascendo) portando, nell’arco di un anno, da 10 a 350 persone. Io ero il braccio destro dell’Amministratore Delegato e facevo tutto con lui. È stata un’esperienza che mi ha formato, che ha confermato la mia determinazione a lavorare nelle risorse umane. Così sono approdata in Hitachi, dove sono rimasta per 14 anni. L’azienda mi ha permesso innanzitutto di conoscere il mondo giapponese, che mi ha affascinato tantissimo, i valori giapponesi io li sposo in pieno tranne quello della differenza uomo – donna. Mi ricordo l’aneddoto di questo giapponese che mi vedeva in corridoio con la pancia, perché in tutto questo ho fatto anche tre figli, e mi diceva: “Stefania, devi andare a casa?” E io rispondevo: “No, io sto bene, sono solo incinta, non sono malata”. L’attenzione morbosa al benessere delle persone è centrale nella cultura giapponese. Io sono riuscita ad entrare nel cerchio della fiducia dei giapponesi e, sono diventata il loro punto di riferimento. Poi mi è capitata l’occasione di crescere e ho scelto di cambiare, ma sempre all’interno di un’azienda giapponese, sono traghettata in Eisai, con il bene placido dell’allora AD di Hitachi, che mi disse: “Si, in quell’azienda giapponese puoi andare!” È stato bello avere il suo benestare. Così mi sono ritrovata in un ambiente sempre giapponese, ma totalmente diverso. Il mondo farmaceutico, all’inizio, per me è stato faticoso da capire, sentir parlare di malattie oncologiche, pazienti oncologici, donne che lasciavano figli, è un argomento difficile, non si vendono condizionatori, si gestisce la vita e la salute delle persone. E ancor di più, io come HR ho capito che il valore delle persone e della salute delle persone è fondamentale, non solo nella nostra vita privata, ma anche nella nostra vita lavorativa. Il valore fondamentale di Eisai è l’HHC, lo Human Health Care, quindi noi ci prendiamo cura dei nostri pazienti, delle famiglie dei nostri pazienti e, allo stesso modo, dei nostri dipendenti, con lo stesso valore. È chiaro che, essendo una azienda farmaceutica, abbiamo ovviamente un PNL, degli obiettivi di fatturato, ecc. ma la differenza fondamentale è come viene fatto: noi lo facciamo con valori etici altissimi. Io in azienda non faccio solo HR, ma anche Health and Safety ecc., quindi mi occupo a 360° delle persone di questa azienda, che per me non sono “dipendenti” ma persone.

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