PERCHE’ GLI HR POSSONO CONTRIBUIRE A FERMARE IL DECLINO DEMOGRAFICO

INTERVISTA AL PROF. ALESSANDRO ROSINA

Professore Alessandro Rosina, è autore de “La scomparsa dei giovani. Le dieci mappe che spiegano il declino demografico dell’Italia” che abbiamo presentato alla cena di gala di GIDP di fine anno. Perché, professor Rosina, noi Hr manager dobbiamo occuparci del calo demografico?

Prima di tutto va precisato che da tutta la storia dell’umanità sia la società, la gestione sociale, la struttura sociale, sia l’economia, la crescita, lo sviluppo, il benessere economico si sono sempre basati su una larga presenza di giovani.

I giovani sono le nuove generazioni, sono sempre state una componente abbondante della popolazione e quindi hanno sempre dato la propria spinta anche di entusiasmo, di dinamismo, di vivacità, sia nella società che poi nell’entrata nel mondo del lavoro quindi ecco una spinta verso il futuro. Questa condizione è rimasta vera nella parte anche di cui l’Italia ha avuto la sua fase di maggior crescita economica, di sviluppo cioè i primi tre decenni del secondo dopo guerra e dove la fecondità, il numero medio di figli per donna era sopra due: non si era ancora entrati in una situazione di crisi demografica e quindi la consistenza delle nuove generazioni era solida. Dalla fine degli anni settanta del secolo scorso però l’Italia è entrata in una situazione di diminuzione della popolazione giovanile come conseguenza della denatalità.

Alla fine degli anni ottanta inizi anni novanta è diventato il nostro paese quello con più bassa fecondità al mondo. Si è abissato addirittura sotto uno virgola cinque e non è più risalito sopra. Quindi si è messo in una condizione in cui le nuove generazioni sono sempre di meno e ogni nuova generazione è di meno rispetto a quella precedente e nel frattempo però la popolazione anziana andava ad aumentare. E così si è andati via via a vedere attuarsi questa metamorfosi della struttura demografica che ha visto l’aumento della domanda legata a popolazione anziana ma dall’altro una riduzione di popolazione giovane e di conseguenza in età lavorativa. Ora l’impatto della riduzione dei giovani per questo processo così nuovo “degiovanimento” è qualcosa con cui ci stiamo confrontando adesso perché appunto è adesso che dopo aver ridotto i bambini nelle culle, i ragazzi nelle scuole ci troviamo sempre di più ad avere non solo meno ragazzi di dieci anni, meno ragazzi ventenni, ma sempre più anche meno ragazzi venticinque, di trentacinque anni e quindi un indebolimento continuo delle coorti che entrano nel mondo del lavoro. Questa è una cosa appunto del tutto nuova.

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