STUDIO PAGANI

L’uscita dalla situazione di emergenza, in cui il lavoro da remoto è stato applicato per necessità e non per scelta, genera un recupero di consapevolezza sul se e sul come organizzare e gestire la prestazione di lavoro non in presenza. Dal 1° luglio 2022 riprenderanno vigore i caratteri qualificanti dell’istituto – la volontà delle parti e le regole in cui si può esprimere – e a chi ha la responsabilità della direzione e gestione delle persone si ripropongono le domande centrali: perché applicarlo in azienda? per quali finalità? con quali modalità applicative funzionali all’obiettivo? Nel “nuovo” lavoro da remoto le parti si orientano in termini non identici rispetto a ciò che le animava prima del 2020: ad esempio la possibilità di operare senza recarsi in azienda si associa all’aspettativa di una regolamentazione che eviti lo sconfinamento del tempo di lavoro con compressione della dimensione privata, mentre aziende che mostravano una certa ritrosia ad accogliere le richieste, cogliendone i possibili benefici, hanno maturato un approccio opposto teso a conservare una quota parte di tempo lavorato dal Personale fuori dai locali aziendali.

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